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Category Archives: Ortodonzia

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Malattie dei denti: il vademecum del ministero

A 4 anni, il 20 per cento ha già una carie. Si sale al 43,1 per cento ai 12 anni e all’88,2 tra i 19 e i 25 anni. Il problema emergente tra gli adolescenti è proprio questo: la perdita irreversibile della struttura del dente a causa di alimenti o sostanze acide. Le percentuali oscillano tra il 13 e il 53 per cento, a seconda delle popolazioni esaminate.

Non di sole carie, però, si ammalano i denti. Dai 35 anni in su, infatti, il 60 per cento degli italiani ha a che fare con una malattia parodontale, problema che salendo di età arriva all’80 per cento dopo i 55 anni. Tra questi, il 6,7 per cento arriva a perdere tutti i denti dai 45 anni in poi. Problema che riguarda l’80 per cento degli ultra ottantenni. C’è anche il cancro del cavo orale, con quasi 9 casi su 100 uomini e 2,2 casi ogni 100 donne.

Per molti andare dal dentista regolarmente non è un’opzione. Ed è così che le percentuali continuano a salire. Il ministero della Salute, per affrontare l’argomento, ha riunito una quindicina di esperti, stilando un vademecum su come prevenire al massimo, da giovani, problemi e malattie dentali. È stato sfornato un documento, che è entrato a far parte del programma ‘Guadagnare Salute‘, lanciato dal dicastero proprio per la prevenzione sanitaria e la promozione della salute. Scrivono gli esperti: “I tradizionali trattamenti odontoiatrici sono spesso un onere economico significativo, anche in Paesi ad alto reddito. Il fardello delle malattie orali e delle altre malattie croniche può essere ridotto affrontando simultaneamente i fattori di rischio comuni: il consumo di tabacco e l’alimentazione scorretta”.

Spiegano: “Meno zuccheri e un’alimentazione equilibrata aiutano a prevenire la carie e la prematura perdita dei denti. Smettere di fumare e ridurre l’alcol diminuiscono il rischio del cancro orale, della perdita dei denti, delle malattie paradontali. Consumare frutta e verdura protegge contro il tumore del cavo orale. L’utilizzo del fluoro aiuta a prevenire la carie in bambini e adulti”.

Mangiare bene e in modo equilibrato quando si è bambini e adolescenti può prevenire la carie, oltre che obesità, malattie cardiovascolari, cancro, diabete, carenza di nutrienti come il ferro e la frequenza della mortalità. L’eccesso di zuccheri è un classico di bambini e adolescenti (cibi e bevande) e, insieme alla scarsa igiene orale, contribuisce alla creazione della carie. I migliori alleati sono frutta e verdura, ricchi di vitamine. Se viene a mancare la vitamina C, a cui si aggiunge la pigrizia nel lavarsi i denti, ecco che arrivano patologie gengivali fin da giovani.

Denti, i consigli del ministero della Salute

“Masticare cibi ricchi di fibre contribuisce a detergere i denti e a stimolare la produzione di saliva, che contiene più sostanze salutari per il benessere dei tessuti dentari e aumenta il ph della placca”. Esistono i chewing-gum senza zucchero, dolcificati con polioli, che non vengono utilizzati dai batteri cariogeni per produrre acidi e che quindi contribuiscono al mantenimento della salute orale (aiutano la rimozione dei residui di cibo e della placca dalle superfici dei denti) Lo xilitolo ha un’importante funzione cario-preventiva. Aiutano la salute orale pure i fermenti lattici.

Veri e propri killer dei nostri denti sono, invece, bevande a base di frutta e analcoliche. Hanno troppi zuccheri, sono acide e, se sorseggiate, producono danno allo smalto, che si indebolisce. Se proprio non si può rinunciare a queste bevande, è meglio farlo velocemente e con una cannuccia. Altro consiglio utile: lo smalto viene ammorbidito per circa un’ora dall’esposizione alle bevande acide. Non spazzolare i denti dunque dopo aver assunto cibi e bevande acide. Consigliato un semplice risciacquo.

Infine, no al fumo, all’alcol e alle sostanze stupefacenti. La nicotina genera ispessimento dello strato più superficiale della mucosa, alterazioni cellulari e della vascolarizzazione, riduzione delle difese immunitarie, con conseguente maggior rischio di lesioni maligne. L’alcol diventa una vera e propria sostanza acetaldeide che danneggia i tessuti parodontali. Senza dimenticare che le bevande alcoliche sono piene di zuccheri (predisposizione a erosione e carie). Alcol e fumo insieme costituiscono un rischio molto alto di cancro orale. Infine, le sostanze acide presenti nella droga e nei farmaci determinano erosioni dentali.

Il vademecum del ministero per la prevenzione delle malattie orali è questo. Le visite periodiche dai dentisti fanno il resto ed è tantissimo.

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3 anni ago Ortodonzia

Denti malati: le carie non sono scritte nel nostro dna

Le carie sono già scritte nei nostri geni? Uno studio pubblicato sulla rivista ‘Pediatrics‘ mette in serio dubbio questa affermazione. La scarsa igiene è la causa principale, nel dna al massimo ci può essere una maggiore o minore predisposizione. A fare la differenza è la pulizia dei denti, le visite periodiche dal dentista o un’alimentazione sana. Il cibo spazzatura, per esempio, può peggiorare di molto la situazione.

La ricerca di cui parlavamo all’inizio è stata condotta da Mihiri Silva, del dipartimento di Pediatria della Melbourne Medical School. E proverebbe l’irrilevanza della predisposizione genetica dei soggetti colpiti dalla carie. La ricerca è stata compiuta su un campione di 250 coppie di gemelli, prima ancora che nascessero. Nella fase di gestazione sono state fatte analisi e raccolte informazioni. A sei anni, poi, sono state effettuate tutte le visite mediche a gemelli con dna identico al 100 per cento e a quelli che sono uguali soltanto al 50 per cento. La natura genetica delle carie non è confermata.

Perché? Perché i gemelli identici predisposti alle carie avrebbero dovuto maturare i problemi allo stesso modo: ovvero, avrebbero dovuto avere tutti e due le carie o nessuno dei due. Invece, non avviene questo. Non sono emerse differenze tra gemelli identici e fraterni. Nello studio è emerso che quanto al numero di carie, i ricercatori non hanno apprezzato differenze tra i gemelli identici e i gemelli fraterni; quindi, non ci sono prove che le carie siano un fattore genetico.

Una notizia positiva e negativa insieme. Positiva perché significa che il destino dei denti ce lo possiamo scrivere noi, negativa perché occorre osservare precise regole, ossia stili di vita corretti, niente sigarette, alcol, coloranti e una miriade di cibi spazzatura. E poi scrupolosissima igiene orale quotidiana. A danneggiare i denti sono in particolare gli zuccheri, e questo è già noto da più studi. Bevande zuccherate e gassate andrebbero dunque riposte in credenza. E poi buttate via.

La parodontite è genetica

Ci sono però alcune malattie dentali che sono determinate dal dna. Una è la parodontite. Anche in questo caso, però, corretto stile di vita a igiene possono far sì che la malattia si manifesti il più tardi possibile.

Tornando alla carie, colpisce un adolescente su due. L’Organizzazione mondiale della sanità stima il 90 per cento di abitanti delle terra colpiti da questo problema; si tratta della malattia più diffusa al mondo. Quando la placca si accumula, i batteri sguazzano e scatenano le carie interdentali, radicolari e cervicali. Se state cercando di capire se la natura non è solo matrigna, ebbene sì: ci sono alcuni cibi e alcune sostanze che aiutano a evitare che i denti si ammalino. Sono il fluoro, lo xilitolo, il calcio, il fosforo, la vitamina C, la vitamina A, cipolla, aglio e mirtilli.

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3 anni ago Ortodonzia

Denti del giudizio: inutili, ma a volte dannosi

I denti del giudizio sono l’eredità che ci hanno lasciato gli ominidi che, per far fronte a una dieta composta quasi esclusivamente da alimenti duri come la carne cruda, avevano bisogno di denti e mascelle forti. Con il tempo, gli ottavi o terzi molari (questi gli altri nomi dei denti del giudizio) sono divenuti ininfluenti. Solitamente, fanno la loro comparsa tra i 18 e i 25 anni, sono gli ultimi tra quelli permanenti dunque a nascere. Normalmente, occupano l’ultima posizione di ogni semiarcata dentale. Non sono rilevanti ai fini dell’estetica del sorriso.

Insomma, parrebbero assolutamente inutili. Non servono per migliorare l’estetica dentale, tantomeno per la masticazione, visto che i cibi di oggi sono decisamente più morbidi di quelli che masticavano i nostri lontani avi. L’evoluzione della specie ha dunque fatto il suo lavoro, riducendo le arcate dentali che in questo modo, però, ostacolano lo sviluppo corretto dei terzi molari.

Attenzione, può anche capitare che i denti del giudizio non spuntino. Tutti o solo alcuni possono restare all’interno dell’osso o della gengiva. Si parla in questi casi di denti del giudizio inclusi. Ci sono altre situazioni in cui fuoriescono parzialmente dalla gengiva, non sviluppandosi completamente, restando come ancorati all’osso della mascella o della mandibola. Si chiameranno denti del giudizio semi-inclusi.

I danni provocati dai denti del giudizio

Superflui, inutili, ma a volte dannosi per gli altri denti. Quando non trovano sufficiente spazio, gli ottavi vanno a spingere i secondi molari, il che può provocare infezioni, infiammazioni e difficoltà nella masticazione. Addirittura, si può andare a compromettere l’allineamento dei denti (malocclusioni), andando a incidere – questa volta sì – anche sull’estetica del sorriso. Le infezioni più frequenti sono gli ascessi, la pericoronite, le lesioni cariose a carico degli ottavi o dei secondi molari. In pochi casi, anche cisti e tumori ondogeni.

Sono tutti problemi che possono essere risolti con una visita dentistica e con la relativa terapia. Che non significa esclusivamente estrarre il dente del giudizio incluso. Cosa che diventa fondamentale se, invece di crescere verticalmente, lo fa orizzontalmente. In questo caso, andando a spingere i denti vicini, provocherà difficoltà nella masticazione. È un’operazione fatta in anestesia locale, con sedazione cosciente nel caso di pazienti particolarmente ansiosi.

Al giorno d’oggi, grazie alle tecnologie di ultima generazione e ai sistemi di diagnosi, l’estrazione dei terzi molari è assolutamente priva di rischi. Raramente, possiamo avere complicanze come lesioni nervose a carico del nervo alveolare inferiore o del nervo linguale, dislocazione del dente nel seno mascellare, fratture iatrogene della mandibola, emorragie, alveolite post-estrattiva, ecchimosi, processi infettivi e altri. Ecco perché l’estrazione dei denti del giudizio inclusi va fatta solo dopo una panoramica attenta e una tac. In questo modo, si possono valutare prima gli eventuali rischi.

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‘Morso profondo’: che cos’è e quali disturbi provoca

Che cos’è il ‘morso profondo‘? È una delle principali malocclusioni, ma spesso viene considerato come una imperfezione estetica. Si temporeggia, insomma, e spesso si desiste dal sistemare questo problema di salute. Che dà fastidio alla masticazione e alla pronuncia, ma che provoca anche le apnee ostruttive notturne. Intervenire al più presto è dunque utile.

Quando si soffre di ‘morso profondo‘ significa che gli incisivi dell’arca superiore coprono eccessivamente quelli inferiori. La condizione normale di copertura è di 2 millimetri, quando si arriva a 4 o più siamo nella condizione di cui stiamo parlando (morso profondo o coperto). Ci sono casi in cui gli incisivi superiori arrivano addirittura a toccare la gengiva vestibolare degli incisivi inferiori, mentre quelli inferiori possono toccare pure il palato. Si creano in questo modo lesioni alle mucose e danni ai tessuti di sostegno dei denti che possono essere gravi.

Quali sono i sintomi del ‘morso profondo‘? Oltre all’aspetto puramente estetico, ci sono diversi aspetti della salute orale: difficoltà a masticare, respirazione e pronuncia di alcune parole, più possibilità di carie e maggiore predisposizione alla parodontite. A causa del ‘morso profondo‘, che provoca un muro nella parte anteriore della bocca, la mandibola cresce più indietro, determinando un’invasione del tratto aereo posteriore (Pas), con conseguente riduzione del flusso respiratorio con l’insorgenza delle apnee ostruttive del sonno (Osas).

Anche la postura risente del ‘morso profondo’

Attenzione poi ad altri problemi che possono essere causati dal ‘morso profondo‘: posturali e alla colonna vertebrale. La posizione del cranio, rispetto alla colonna vertebrale, non è stabilita soltanto dai muscoli del collo, ma anche da un sistema formato dai muscoli sottoioidei, dei sopraioidei e dagli elevatori della mandibola. Quest’ultima, insomma, ha un ruolo fondamentale nella postura che finiamo per assumere. Solitamente, chi è affetto da ‘morso profondo‘, è curvo. A causa della postura del capo, il paziente può anche presentare un’accentuazione della lordosi cervicale e dolori nella zona cervicale.

Per curare al meglio il ‘morso profondo‘, prima si interviene e meglio è. Dai sei anni fino all’età dello sviluppo è molto importante iniziare una terapia ortodontica. E il motivo è presto detto: essendo una problematica di natura scheletrica, se si usano apparecchiature ortodontiche funzionali (con apparecchi mobili) mentre si sviluppano le ossa del bambino e poi del pre-adolescente, è molto probabile che si guidi la crescita verso un’occlusione fisiologica che elimini il ‘morso profondo‘ in via di formazione. Se si interviene a sviluppo ultimato, non si potranno più modificare i rapporti ossei esistenti, se non con interventi di chirurgia maxillo-facciale, e il trattamento sarà limitato alle strutture dentali.

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3 anni ago Ortodonzia

Dentisti in Burundi: i primi 30 laureati grazie agli italiani di Smom Onlus

Cronaca, ma anche storia. Grazie al corso triennale organizzato dall’associazione italiana Smom Onlus, con il coordinamento di Elena Corsi, si sono laureati i primi dentisti del Burundi all’Università di Ngozi. L’obiettivo è di laureare, entro fine 2019, altri 11 Thérapeute Dentaire, altri ancora nel 2021 e quindi rendere autonomo al 100 per cento il progetto formativo di Ngozi, con insegnanti locali, entro il 2024.

Pino La Corte, coordinatore dell’associazione, esprime soddisfazione: “Trenta dentisti che a volte neppure si conoscono tra loro aderiscono a un progetto, partono per l’Africa e insieme contribuiscono a formare un vero e proprio sistema sanitario nazionale, inesistente fino a questo momento in Burundi. A oggi siamo a otto ambulatori aperti, ma abbiamo in viaggio sei poltrone da rendere operative e altre ancora le stiamo per acquistare”.

Burundi, dove si muore per le infezioni del cavo orale

Va ricordato che il Burundi è uno dei Paesi più poveri del continente africano. Si muore per affezioni del cavo orale, aggravate da malnutrizione e patologie di tipo immunodepressive. Fino al progetto italiano, su undici milioni di abitanti, c’erano solo dieci dentisti, laureati all’estero, a operare esclusivamente nella capitale. Nel resto del Paese, nessun dentista o operazioni eseguite da sedicenti esperti del settore. Smom Onlus ha dunque deciso di intervenire, qualificando personale specialistico con un corso universitario e assistendo la popolazione con programmi preventivi e terapeutici per la salute dei denti.

“Il centro universitario ospedaliero di Ngozi è solo il primo nucleo del sistema sanitario che Smom Onlus sta realizzando su tutto il territorio, dove vediamo pazienti con manifestazioni parossistiche di patologie infiammatorie o tumorali che mettono a dura la prova la preparazione dei volontari”. La presenza di dentisti Smom sul territorio ha permesso di salvare bambini affetti da Noma, patologia gangrenosa che distrugge i tessuti ossei e molli della bocca e del viso (colpisce, in Burundi, i bambini dai 2 agli 8 anni, con un’incidenza di mortalità dell’80%).

Naturalmente, Smom Onlus non può operare senza il contributo di tutti gli odontoiatri coinvolti, ma anche grazie alle donazioni dei dentisti italiani, cresciute molto negli ultimi anni. Pure alcune aziende del settore dentale hanno contribuito economicamente.

Smom Onlus ha la sua sede legale a Milano.

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Ortodonzia: quando la prima visita?

Quando iniziare con l’ortodonzia in un bambino? A che età? Sappiate che in giovane età è più semplice, rapido e meno invasivo intervenire in caso di un comportamento orale scorretto piuttosto che da adulti, quando gli effetti negativi si sono sommati e sono probabilmente peggiorati. A quel punto, da grandi ma anche da adolescenti, potrebbe essere obbligatorio ricorrere alla chirurgia.

Quando portare il proprio bambino dal dentista per la prima volta? Studi recenti che arrivano dall’America dicono: ‘First tooth, first visit!”. Ossia, primo dente, prima visita. E non è un motto sbagliato. E’ infatti necessario fin da subito che si instauri un rapporto di fiducia, sereno e magari anche divertente tra il piccolo paziente e il dottore. In questo modo, si evita una odontofobia che, negli anni, non può che peggiorare (proprio come le malattie dei denti).

Non solo questo, naturalmente. Una visita al più presto, dai primi anni d’età, è importante perché già in questo momento un essere umano raggiunge il 91% delle dimensioni definitive del cranio, l’80% di quelle della mascella e il 70% di quelle della mandibola. C’è poi il passaggio fondamentale dai denti da latte a quelli permanenti. Si possono creare delle specie di ingorghi tra i primi che cadono e i secondi che nascono. Da adolescenti, la conseguenza è avere i denti storti e tenerli così anche da adulti.

Perché è importante una visita ortodontica nei primi anni di vita

Quando si è bambini, le ossa sono ancora malleabili, non solidificate, e quindi fanno meno resistenza ai trattamenti correttivi ortopedici. Infine, il bambino ha meno esigenze estetiche rispetto a un adolescente e quindi sopporta meglio l’eventuale apparecchio intraorale. Gli aspetti clinici sono altrettanto importanti, se non di più, naturalmente.

Dai 4 ai 10 anni siamo nell’età giusta per anticipare malocclusioni, ossia lo scorretto contatto dei denti tra loro. Sapete cosa succede nel tempo se questa problematica viene ignorata? Arrivano effetti e difetti posturali, di deglutizione, di respirazione e tanto altro. Tutti malesseri che abbassano la qualità della vita del bimbo che sta crescendo. Si può evitare che una malocclusione iniziale sfoci in una dismorfosi stabilizzata, il che – quando si diventa adulti – porta a interventi lunghi, invasivi e fastidiosi. Se si elimina il problema all’origine, togliendo anche abitudini viziate, si aiuterà il bambino a incamminarsi su una vita sana.

Insomma, in conclusione, la prima visita o un vero e proprio monitoraggio ortodontico vanno fatti nella fase iniziale di una persona. Si può supervisionare il completamento della dentatura decidua, individuare vizi comportamentali che possono poi diventare problemi cronici, si motivano genitori e bambini a seguire con perizia le giuste manovre di igiene orale. Si crea un clima di cooperazione e fiducia tra specialista e paziente. Che, da adolescenti e da grandi, favorirà le giuste cure senza paura.

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Ortodonzia: il dibattito su benefici e danni inizia in Germania

Sono passati più di 200 anni dalla prima pubblicazione dedicata all’ortodonzia, ‘The natural history of the human teeth describing che proper mode of treatment to prevent irregularities of the teeth’, a cura di Joseph Fox. Ma da allora non è ancora mai arrivata una base scientifica solida che sostenga le indicazioni non estetiche. L”American Journal of Orthodontics‘ scrive anch’esso che le malocclusioni non sono malattie, ma variazioni rispetto a una norma ideale. Qualcuno chiede addirittura di cancellarne il vocabolo dal lessico medico.

In Germania, i trattamenti ortodontici sono rimborsati dalle assicurazioni sanitarie obbligatorie. Ma la questione ora ha superato gli scritti puramente accademici per finire sui giornali (come il Frankfurter Allgemeine Zeitung); quest’ultimo ha criticato le ultime affermazioni del Bundesrechnungsgof, organo con funzioni di controllo di spesa. Questo organo si era chiesto se esistesse una motivazione perché l’ortodonzia rientrasse tra le prestazioni assicurate come è previsto per altre prestazioni e aveva criticato il ministero della Salute per non aver neanche guardato e valutato richieste arrivate già precedentemente dal Deutsche Institut für Medizinische Dokumentation und Information. Ma perché questo dibattito ha assunto tutta questa importanza? E’ tutta una questione di soldi. La spesa annuale per le assicurazioni è infatti pari a 1,1miliardi di euro.

A stretto giro di posta è arrivata la risposta della Dgkfo, società tedesca di ortodonzia. Con argomenti che anche molti clinici hanno definito deboli. Nel 2008, tra l’altro, la stessa società ammetteva a denti stretti che “la questione delle indicazioni dell’ortodonzia è tuttora aperta”.

Insomma, l’allineamento dentale porta indubbiamente benefici al mantenimento dell’igiene orale e alla salute parodontale. Si arriva più facilmente con lo spazzolino a pulire tutta la bocca, placca e tartaro si accumulano di meno, non c’è il rischio o è basso di trauma masticatorio. Quindi, l’ortodonzia è utile per ridurre il rischio di carie. Cyril Sadowski, però, nel 1981, scriveva: “Per quanto riguarda il paradonto, al trattamento ortodontico non si possono attribuire benefici significativi e neanche effetti negativi”. Passati oltre 20 anni, l’Università di Washington ha confermato che mancano fondamenti scientifici validi sull’argomento. Anzi, ci sarebbero effetti leggermente negativi (-0,03 mm di altezza delle gengive, -0,13 mm di osso alveolare, +0,23 mm di profondità di tasca).

I dubbi sui benefici dell’ortodonzia

Bisogna dunque mettere da parte anche la correlazione tra il regolare allineamento dei denti e la perfetta igiene orale. Anzi, ci sarebbero dei sanguinamenti gengivali in più (20 su 96 soggetti trattati con l’ortodonzia e 18 su 96 non trattati). Anche l’avere meno carie pare essere un assunto che viene meno. Hafez e i suoi colleghi, avendo trovato solo otto articoli di buon livello sui 6.914 esaminati, affermano: “Quattro articoli non riportano associazioni tra carie e affollamento, due una correlazione negativa, una riporta una correlazione diretta e significativa, un altro una correlazione positiva nella regione mandibolare anteriore, ma negative nella regione mascellare posteriore”.

Bisogna abituarsi bensì al fatto che oggi non ci sia un metodo scientificamente valido che classifichi la gravità di una malocclusione. Mancani i nessi causali tra segni di malocclusione e problemi di salute orale. Il trattamento ortodontico non migliora neanche la masticazione, a parte alcuni interventi chirurgici. La scienza riesce a sostenere solo un beneficio dell’ortodonzia: il benessere psichico. Gli autori parlano di “Moderato aumento del benessere emozionale e sociale”. Poca cosa.

Finora abbiamo parlato dei presunti benefici, ma c’è anche chi ha posto in evidenza i danni causati dall’ortodonzia, arrivando a calcolare 500 milioni di dollari solo negli Stati Uniti. Parliamo di decalcificazioni che lasciano cicatrici nel 15% dei pazienti, costretti poi a un intervento di restauro. Un dibattito molto interessante, dunque. Che pare bocciare l’ortodonzia. Ma sul sito dell’American Association of Orthodontists si legge che “A good bite makes it easier for you to bite, chew and speak”. Che sia perché un trattamento ortodondico, oltre oceano, costa da 4,685 a 7.135 dollari? E perché, nel 2010, i pazienti in cura erano cinque milioni circa?

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3 anni ago Ortodonzia

L’ortodonzia in 3D: vantaggi per i pazienti e per gli operatori

Ortodonzia in 3D: i vantaggi

L’ortodonzia è sempre più digitale. Gli studi attrezzati con il 3D crescono di giorno in giorno. Il che porta naturalmente benefici per gli operatori e per i pazienti, con diagnosi più precisa e trattamento più accurato.

Sono stati introdotti scanner intraorali e facciali, la radiologia digitale, la tomografia computerizzata a cono (Cbct), la produzione additiva. Non solo: grazie al tridimensionale, si possono presentare al paziente comunicazioni animate.

Insomma, il digitale sta rivoluzionando il modo di lavorare. Ma lo sta anche facilitando, grazie alla velocità con cui si trasferiscono i dati, alla consultazione immediata e a poter ridurre gli spazi per lo stoccaggio.

È sufficiente il computer per guardare e manipolare ciò che viene fuori dai modelli digitali. In questo modo, si può analizzare il singolo dente, una sezione della bocca.

Sono possibili misure come overjet, overbite, dimensioni del dente, lunghezza dell’arcata, distanze trasversali e discrepanza di Bolton.

Non solo: si può fabbricare l’apparecchio ortodontico partendo dal modello digitale della dentatura stampato in 3D con la tecnologia chiamata prototipazione.

Dallo scanner intraorale alle applicazioni in 3D

Come scritto in apertura, il modello digitale si può ottenere con lo scanner intraorale direttamente nella bocca del paziente (metodo diretto), oppure scansionando un modello in gesso o un’impronta (indiretto).

Lo scanner della bocca dà la foto esatta, e in 3D, dell’anatomia della superficie del viso; c’è il riconoscimento in automatico di punti di riferimento necessari per analizzare proporzioni e simmetria.

Nella pratica, poi, questi metodi permettono di avere una valutazione qualitativa e quantitativa della crescita, delle asimmetrie, delle differenze etniche e di genere. Il 3D dà infine la possibilità di simulare il risultato ortodontico o maxilofacciale.

L’applicazione più utilizzata con le stampanti 3D, in campo ortodontico, è la creazione di modelli in resina per poi fabbricare gli allineatori.

Ma anche le guide per il bondaggio indiretto di bracket, la produzione di retainer e di apparecchi per chi soffre di apnee notturne. Si trovano laboratori specializzati nella produzione di apparecchi ortodontici in metallo, partendo proprio dal design in 3D del manufatto, utilizzando tecniche di sinterizzazione.

Ma il digitale porta pure a produrre più facilmente espansori rapidi del palato, mantenitori di spazio, ferule e distalizzatori. Si ottengono apparecchi lisci che aderiscono perfettamente alla dentatura del paziente. Non è quindi necessario il posizionamento di bande.

I vantaggi per il paziente sono innumerevoli: minor disagio, minor tempo sulla poltrona, maggior rispetto dei tessuti interdentali, niente appuntamento da prendere per l’applicazione di bande ed elastici separatori.

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3 anni ago Ortodonzia

Nuovo ortopantomografo di Civitanova: i vantaggi

A Civitanova Marche inaugurato il nuovo ortopantomografo digitale di ultima generazione 

Inaugurazione in grande stile per il nuovo ortopantomografo digitale di ultima generazione all’ospedale di Civitanova Marche. Anche se già operativo dallo scorso 3 luglio, lo strumento per la diagnosi è stato inaugurato con cerimonia ufficiale circa un mese dopo.

Presente pure il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli.

Ma che cos’è esattamente l’ortopantomografo e cosa fa? Viene utilizzato per la radiografia panoramica delle arcate dentarie con immagini in 2D. Ma può essere utilizzato anche in 3D, in particolare per l’implantologia.

Va a sostituire quello già esistente, ormai troppo vecchio. Con il nuovo, si hanno immagini digitali perfette che poi servono per la diagnosi e la cura delle malattie dentali, per una valutazione complessiva della dentizione, per i trattamenti di ortodonzia.

Le Marche stanno facendo molto per migliorare strutture e macchinari sanitari e ortodontici. Oltre a Civitanova Marche, infatti, pure Macerata e Recanati oggi sono all’avanguardia.

Il direttore dell’Area Vasto 3, Alessandro Maccioni, ha precisato: “La nuova apparecchiatura di Civitanova sarà collegata digitalmente alla rete che carica dati e informazioni nella cartella elettronica dei pazienti, con una strumentazione di ultima generazione”.

Il governatore delle Marche ha aggiunto: “Il lavoro di questi anni ci permette di essere credibili, con una crescita degli investimenti. Si continua a investire, puntando sulle nuove tecnologie che si ripagano da sole nel tempo. L’auspicio è che il Governo nazionale non operi taglia alla sanità, consentendoci di proseguire secondi i programmi che ci siamo dati”.

Infine, è intervenuto il sindaco di Civitanova Marche, Fabrizio Ciarapica: “È un bel giorno per Civitanova Marche, con il potenziamento della struttura ospedaliera che può garantire alla cittadinanza servizi efficienti e di qualità”.

L’ortopantomografo di Civitanova Marche produce, con sistema digitale diretto, l’immagine delle arcate dentarie e delle articolazioni temporo-mandibolari.

I protocolli utilizzati permettono di avere radiazioni in misura inferiore rispetto alla tac, finora utilizzata con la metodica Dentalscan, e all’imaging panoramico 2D standard. L’investimento complessivo supera i 64 mila euro.

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